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| Rapporto Nazionale Istat sul consumo dei farmaci |
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martedì 15 luglio 2014
IN ITALIA SI CONSUMANO SEMPRE PIU' FARMACI
FONDI TELETHON: L'UNIVERSITA' DI LECCE PREMIATA PER UN PROGETTO DI RICERCA SULLE MALATTIE RARE.
Il team guidato da Maria Giuseppina Bozzetti, del dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e alimentari, cerca di far luce sulle cause della sindrome X-fragile, la seconda forma più diffusa di ritardo mentale dopo quella di Down
LECCE – C’è anche un progetto di ricerca del dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e alimentari dell’Università del Salento nei tre finanziati da Telethon con 480mila euro. Si tratta di uno studio dell’equipe guidata da Maria Giuseppina Bozzetti incentrato sulla sindrome dell’X-fragile che costituisce, dopo quella di Down, la forma di ritardo mentale più comune nel genere umano. Il progetto ha superato la severa valutazione di una commissione medico-scientifica
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lunedì 14 luglio 2014
SANITA': MANCANO I MEDICI PER LE AMBULANZE DEL 118.
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giovedì 10 luglio 2014
ASL LECCE: I DIPENDENTI CHIEDONO LAVORO E IL DIRETTORE SI BARRICA IN UFFICIO.
| MOMENTI DI TENSIONE NEI CORRIDOI ASL LECCE |
Lecce. Il direttore Asl Lecce Valdo Mellone rinchiuso nel suo ufficio, difeso dalle Forze dell'ordine. I lavoratori Sanità service chiedono full time
Il direttore della Asl Valdo Mellone si barrica nel suo ufficio, blindato dalle forze dell'ordine.
Momenti di tensione questa mattina al secondo piano della
lunedì 7 luglio 2014
SALENTO: VACANZE IN PROVINCIA DI LECCE: ECCO DOVE FARE LA DIALISI.
Vacanze in provincia di Lecce: dove fare la dialisi
LA ASL GARANTISCE PRESTAZIONI EMODIALITICHE AI TURISTI
ANNO 2014
* * * * * * * * * * * * * *
Anche per l'estate 2014 la ASL, con delibera del Direttore Generale n. 851 del 3.6.2014, garantisce l'assistenza sanitaria ai pazienti emodializzati in vacanza nella provincia di Lecce
mercoledì 2 luglio 2014
I SALENTINI? TUTTI OBESI SEDENTARI E FUMATORI O QUASI........
Nel dettaglio, il 45 per cento delle persone tra 18 e 69 anni è in eccesso di peso. Quindi circa 232.380 cittadini, su un totale di 516mila. In particolare 175.580 sono i cittadini sovrappeso e 56.800 mila gli obesi. La prova-costume in riva al mare di questi giorni potrà darne conferma. E il 30 per cento dei cittadini gestiti dalla Asl (18 – 69 anni), pari a circa 152.334, è dedita al fumo di sigarette; proprio quando nel resto d’Italia la tendenza è in calo, soprattutto nei maschi.
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SANITA': DOVE SONO I NUOVI MACCHINARI PER LA RISONANZA MAGNETICA? FEDERCONSUMATORI SCRIVE A REGIONE E PROCURA.
A distanza di un anno i due macchinari acquistati dalla Asl per l'ospedale Vito Fazzi di Lecce non sono ancora entrati in funzione. Dove sono i due macchinari per la risonanza magnetica acquistati un anno fa dalla Asl di |
venerdì 27 giugno 2014
SANITA': LAVORATORI ASL IN STATO DI AGITAZIONE PROTESTANO SOTTO LA PREFETTURA DI LECCE
| DIPENDENTI ASL IN AGITAZIONE SOTTO LA PREFETTURA. Protesta dei lavoratori della Asl in graduatoria: si vedono scavalcati da proroghe di contratti al vecchio personale.
Sono in agitazione i lavoratori del comparto Asl di Lecce. Stamattina erano nuovamente in presidio in via XXV Luglio per protestare contro il mancato rispetto degli accordi sull'assunzione del personale. La vicenda, che interessa circa 200 lavoratori, riguarda le graduatorie a scorrimento, che prevedono che il personale, a turno, venga chiamato per degli incarichi a tempo. Una modalità che permetterebbe a tutti di lavorare, se pur a termine. “Invece”, denuncia il segretario del sindacato autonomo Fsi Dario Cagnazzo, “grazie ad accordi con i sindacati confederali, in barba alla legge che prevede al massimo due proroghe, sempre gli stessi lavoratori sono stati chiamati per ben 5 volte, lasciando al palo chi aspettava da tempo in graduatoria”. |
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LECCE: SORRISINBUS PORTA IL SORRISO A CASA DI CHI SOFFRE.
Dopo quasi quindici anni di attività di volontariato e carità, il Fondo di Solidarietà Permanente “Associazione cuore e mani aperte verso chi soffre Onlus”, oggi, venerdì 27 giugno, alle ore 19.30, nello spiazzale antistante la Comunità delle Suore all’interno dell’Ospedale Vito Fazzi, presenta alla Comunità gli ultimi due grandi progetti, celebrandone il rito di benedizione. Si tratta di: “Sorrisinbus” e di una incubatrice da trasporto donata al reparto Utin del Fazzi
Il “Sorrisinbus” è un pulmino a misura di gioia per portare i volontari clown direttamente a domicilio di malati, grandi o piccini, di tutta la provincia di Lecce. Dopo più di dieci anni di clownterapia nelle Pediatrie dei principali ospedali del Salento e nelle psichiatrie di Lecce e Galatina, i volontari nasi rossi riusciranno a portare il sorriso anche a casa di chi vive una malattia che va molto oltre una corsia di ospedale. Ma non solo: il Sorrisinbus, che come ogni altro progetto dell’Associazione sarà totalmente gratuito per chi ne usufruirà, è pensato per portare i malati fuori dall’isolamento delle loro condizioni spesso difficili, permettendo di vivere momenti di normale spensieratezza in compagnia di personale qualificato.
giovedì 26 giugno 2014
Caos 118, postazioni aziendali al collasso. A rischio pazienti e operatori sanitari
Ve la ricordate la pubblicità del detersivo per lavatrice? Il protagonista tentava di rifilare due fustini di detersivo meno efficace in cambio di un Dixan. Ecco a cosa sembrano essere ispirate le ultime due circolari firmate da Marco De Giosa, il coordinatore del 118 barese. In sostanza – con la solita scusa che mancano i soldi – si sancisce che due soccorritori volontari (magari un piastrellista e un muratore alla fine di una giornata in cantiere), valgono come un infermiere laureato. Il servizio di emergenza-urgenza è un disastro senza fine a cui scientemente non si vuole porre riparo. Una roulette russa.
LA PREMESSA
Non tutti sanno che in provincia di Bari ci sono sette postazioni del 118 che dipendono direttamente dalla Asl: Gravina, Altamura, Santeramo, Locorotondo, Putignano, Noci e Alberobello. In queste postazioni operano tre persone: il medico, l’infermiere e l’autista assunto dalla Asl. Anche l’ambulanza è aziendale.
LA PREMESSA
Non tutti sanno che in provincia di Bari ci sono sette postazioni del 118 che dipendono direttamente dalla Asl: Gravina, Altamura, Santeramo, Locorotondo, Putignano, Noci e Alberobello. In queste postazioni operano tre persone: il medico, l’infermiere e l’autista assunto dalla Asl. Anche l’ambulanza è aziendale.
martedì 24 giugno 2014
INVALIDO E POVERO IN UN LETTO DI OSPEDALE, LA CLINICA GLI CHIEDE 52 MILA EURO PROMESSI DALLA REGIONE PUGLIA
La storia di Mohamed Mellah, di 52 anni, del Marocco ricoverato da 7 anni presso la clinica di Alessano gestita dal San Raffaele.
È stato ricoverato in ospedale per 5 anni, per una grave forma di disabilità e adesso arriva il conto da pagare. L’incredibile storia arriva da Alessano dove Mohamed Mellah conosciuto come “Simone”, di 52 anni, del Marocco, arrivato in Italia per lavoro è da anni immobilizzato al letto per una grave tetraparesi spastica. A causargli l’invalidità, nel 2004, la fuoriuscita di monossido di carbonio da una stufetta usata per riscaldarsi nella casa di Presicce, comune in cui aveva trovato lavoro come saldatore.
sabato 21 giugno 2014
Rifiuti tombati, scavi anche nel Nord Salento. Individuate due aree: non sono a rischio contaminazione
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LECCE - Un altro sito a rischio, l'ennesimo, che allarga la mappatura delle aree contaminate da rifiuti pericolosi nel Salento. L'attività dei carabinieri del nucleo operativo ecologico coordinati da Nicola Candido va avanti e stamattina ha toccato una porzione di nord Salento, alla periferia di Guagnano.
Due i terreni, di proprietà privata, sui quali sono giunti i militari, supportati dai colleghi del comando provinciale di Lecce e della Compagnia di Campi Salentina, che hanno avviato le operazioni di scavo, alla ricerca di materiale tombato che avrebbe, nel tempo, secondo quanto ricostruito in settimane di indagini, inquinato e compromesso non solo il terreno e la falda, ma anche l'aria circostante.
A portare i militari a Guagnano, una serie di accertamenti e controlli incrociati, uniti all'ascolto di testimoni chiave, che avrebbero indicato gli appezzamenti, di proprietà “Latino”, come cimiteri sotterranei di rifiuti molto pericolosi sulla cui composizione al momento, vige il più stretto riserbo.
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venerdì 20 giugno 2014
Tumori, reso noto rapporto Asl: al Salento primato nazionale per mortalità.
LECCE – Aumenta il tasso di diffusione dei tumori del Salento. A rivelarlo sono i dati, resi noti nei giorni scorsi dalla Lilt, la lega italiana per la lotta ai tumori, che sono stati confermati dal “Rapporto 2013 dei Tumori in provincia di Lecce” della Asl.
Secondo quanto riportato dalla Lilt, nell’ultimo ventennio c’è stato un sensibile incremento della mortalità per cancro pari al 38% che ha conferito alla provincia salentina il triste e drammatico primato nazionale per la mortalità. Nel 2011, in totale sono stati 2mila 200 i decessi per cancro nel leccese. Il Rapporto pubblicato dalla Asl, curato dalla dottoressa Anna Melcarne dal direttore dell’unità di Epidemiologia Fabrizio Quarta e dai collaboratori Maria Grazia Golizia e Ivan Rashid, conmfermano queste drammatiche statistiche.
mercoledì 18 giugno 2014
CELIACHIA: SCOPERTO A FOGGIA "GLUTINE AMICHEVOLE". SPERANZA PER I CELIACI.
FOGGIA – Si è aperta una nuova speranza per migliorare la qualità della vita dei celiaci: un gruppo di ricercatori dell’università di Foggia ha messo a punto un metodo scientifico innovativo che consente di modificare le proteine del glutine nel frumento in modo che non scatenino la reazione di intolleranza nelle persone affette da celiachia. In questo modo, secondo quanto riferisce l’Università, gli alimenti oggi categoricamente vietati ai celiaci saranno di fatto commestibili.
La scoperta, già brevettata in Italia e all’estero, è frutto della ricerca dei professori Aldo Di Luccia e Carmen Lamacchia coadiuvati dalla ricercatrice del Cnr Carmela Gianfrani. Il metodo consente di ottenere Gluten Friendly (glutine amichevole), ovvero glutine non più dannoso per il celiaco per tutte quelle farine destinate alla preparazione di pasta e prodotti da forno comunemente ottenuti dal frumento. Il metodo utilizzato induce nelle proteine del glutine cambiamenti tali da interrompere la catena di combinazioni chimiche che, innescate dopo l’ingerimento di determinati alimenti che contengono appunto il glutine, causano la cosiddetta intolleranza.
La novità, rispetto ai metodi sinora utilizzati – spiegano i ricercatori – è che i cambiamenti a cui sono state sottoposte le proteine del glutine non sono opera di enzimi microbici ma frutto di un trattamento chimico-fisico (acqua e microonde per pochi secondi) applicato sulla granella (seme) prima della molitura. "La granella di frumento – precisa l’Università - rappresenterebbe il cuore della soluzione al problema della celiachia in quanto, nel seme di frumento, il glutine non è ancora formato e le sue proteine sono depositate in piccole 'cellettè che consentirebbero, in presenza di acqua ed elevate temperature, i cambiamenti necessari per produrre il Gluten Friendly". Questo trattamento, spiegano i ricercatori, "non influenza negativamente le proprietà tecnologiche delle farine che formano l’impasto, permettendo, quindi, la preparazione di prodotti assimilabili per gusto ed aspetto a quelli comunemente utilizzati nell’alimentazione Mediterranea e destinati non solo alla fascia di popolazione affetta da intolleranza al glutine ma anche a tutta la restante popolazione". "Potremmo essere di fronte a una scoperta scientifica di valore assoluto – ha detto il Rettore dell’Università di Foggia, Maurizio Ricci – che abbiamo tenuto sotto traccia per diversi mesi, per evidenti ragioni di cautela, ma che dopo le prove e le sperimentazioni scientifiche dei vari protocolli abbiamo deciso di mostrare all’opinione pubblica". L’Università di Foggia ha già avviato contatti per la commercializzazione del brevetto anche a livello internazionale.
La scoperta, già brevettata in Italia e all’estero, è frutto della ricerca dei professori Aldo Di Luccia e Carmen Lamacchia coadiuvati dalla ricercatrice del Cnr Carmela Gianfrani. Il metodo consente di ottenere Gluten Friendly (glutine amichevole), ovvero glutine non più dannoso per il celiaco per tutte quelle farine destinate alla preparazione di pasta e prodotti da forno comunemente ottenuti dal frumento. Il metodo utilizzato induce nelle proteine del glutine cambiamenti tali da interrompere la catena di combinazioni chimiche che, innescate dopo l’ingerimento di determinati alimenti che contengono appunto il glutine, causano la cosiddetta intolleranza.
La novità, rispetto ai metodi sinora utilizzati – spiegano i ricercatori – è che i cambiamenti a cui sono state sottoposte le proteine del glutine non sono opera di enzimi microbici ma frutto di un trattamento chimico-fisico (acqua e microonde per pochi secondi) applicato sulla granella (seme) prima della molitura. "La granella di frumento – precisa l’Università - rappresenterebbe il cuore della soluzione al problema della celiachia in quanto, nel seme di frumento, il glutine non è ancora formato e le sue proteine sono depositate in piccole 'cellettè che consentirebbero, in presenza di acqua ed elevate temperature, i cambiamenti necessari per produrre il Gluten Friendly". Questo trattamento, spiegano i ricercatori, "non influenza negativamente le proprietà tecnologiche delle farine che formano l’impasto, permettendo, quindi, la preparazione di prodotti assimilabili per gusto ed aspetto a quelli comunemente utilizzati nell’alimentazione Mediterranea e destinati non solo alla fascia di popolazione affetta da intolleranza al glutine ma anche a tutta la restante popolazione". "Potremmo essere di fronte a una scoperta scientifica di valore assoluto – ha detto il Rettore dell’Università di Foggia, Maurizio Ricci – che abbiamo tenuto sotto traccia per diversi mesi, per evidenti ragioni di cautela, ma che dopo le prove e le sperimentazioni scientifiche dei vari protocolli abbiamo deciso di mostrare all’opinione pubblica". L’Università di Foggia ha già avviato contatti per la commercializzazione del brevetto anche a livello internazionale.
fonte: gazzetta del mezzogiorno.
lunedì 16 giugno 2014
Tumore, il triste primato della provincia di Lecce
Come sempre, la LILT di Lecce è impegnata a monitorare i dati epidemiologici riguardanti la mortalità oncologica, con particolare attenzione, ovviamente, alla nostra provincia.
In mancanza, purtroppo, di dati aggiornati, analitici e tempestivi, quali potrebbero essere quelli di un Registro Tumori che funzionasse a pieno regime, e che fosse in grado di mettere a disposizione delle Istituzioni e dei cittadini, anno per anno, senza eccessivo ritardo, i numeri riguardanti l’incidenza, la mortalità, la prevalenza dei tumori nel territorio del leccese, con dettaglio per le singole forme di neoplasia, è pur sempre utile, per una buona e prima approssimazione, servirsi dei dati di mortalità messi a disposizione dall’ISTAT.
Per quanto essi possano prestarsi a critiche, tuttavia, prendendoli come riferimento costante per un arco di tempo sufficientemente lungo, è possibile seguirne l’andamento e trarne delle preziose indicazioni.E’ quanto in effetti abbiamo avuto cura di fare, ormai da tempo, integrando, quando possibile, questi dati con quelli dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia.
Studiando pertanto gli ultimi dati di mortalità ISTAT disponibili, che giungono fino al 2011, si ha la conferma di una tendenza “negativa” che riguarda particolarmente la provincia di Lecce.
Abbiamo avuto cura di confrontare il dato di mortalità per tumore sia dal punto di vista geografico (raffronti tra Regioni italiane e, nell’ambito della Puglia, per Province), che cronologico (evoluzione del fenomeno dal 1990 al 2011).
Emergono dati sicuramente interessanti, sui quali riflettere. Nel 1990, in Italia si ebbero circa 148000 decessi per tumore, con un tasso grezzo per 10.000 abitanti pari a 26,1. In Puglia, sempre nel 1990, si registrarono 7200 morti per tumore (tasso grezzo di 17,9). Ma già nel 1990 la provincia di Lecce si segnalava per un dato superiore rispetto alla media regionale : 1500 decessi (tasso grezzo di 19,8). Si mostrava quindi come la nostra Regione accusasse una mortalità del 30% inferiore rispetto alla media nazionale (se rapportata poi a quella di alcune Regioni del Nord, addirittura ancora più bassa). Differenza che, per la provincia di Lecce, scendeva invece al 23%.
Se raffrontiamo questi dati con quelli di un ventennio dopo, troviamo che in Italia nel 2011 si sono registrati circa 176000 decessi per tumore, con un tasso grezzo di 29,2 (3 punti superiore a quello del 1990). In Puglia, nel 2011, si sono avuti circa 9800 decessi ed il tasso è stato del 24,1. Pur in presenza di un incremento della mortalità che sembra riguardare l’intero territorio nazionale, tuttavia non può non colpire l’accelerazione dell’incremento della nostra Regione rispetto al dato nazionale. Infatti il divario a favore della Puglia veniva a ridursi al 18%. Ma ancor più drammatico è il dato che emergeva a carico della provincia di Lecce, la quale nel 2011 ha avuto oltre 2200 morti per tumore, con un tasso del 27,2, solo il 7% in meno rispetto alla media nazionale.
Se ci si sofferma sul dato della provincia di Lecce, si può cogliere tutta la “anomalia” della situazione, quando si paragoni il suo tasso di mortalità per tumore a quello della Puglia. Nel 2011, Lecce registrava un tasso di ben 3,1 punti superiore a quello regionale. Tradotto in termini concreti, significa che la nostra provincia ha avuto 252 decessi in più rispetto a quelli che ci si sarebbe attesi se fosse stata “rispettata”, per così dire, la media regionale.
Ma ancor più evidente è la “negatività” a carico del territorio provinciale leccese, se si stabilisce un confronto con la provincia di Bari. Qui, è bene precisare che i dati del 2011 relativi a quest’ultima provincia, per avere una omogeneità rispetto a quelli degli anni precedenti, sono stati stimati ricomprendendo nel suo ambito quei Comuni ora facenti parte della nuova Provincia BAT (Barletta – Andria – Trani).
Ebbene, nel 2011, la provincia di Lecce ha fatto registrare un tasso di mortalità per tumore di ben 5,1 punti superiore (il 20% in più) rispetto alla provincia di Bari (444 decessi in più rispetto a quelli che si sarebbero avuti con un tasso pari a quello barese).
In questo panorama non certo confortante, emerge poi un dato che più di ogni altro evidenzia l’allarmante situazione, dal punto di vista epidemiologico, che caratterizza la provincia di Lecce : intendiamo riferirci alla mortalità per tumore del polmone. E’ un dato ormai “storico”, da noi segnalato in tempi non sospetti e sempre sottovalutato o attribuito, in maniera fuorviante, a cause che non sono tuttavia in grado di spiegarlo.
E’ bene analizzare i dati in dettaglio. Nel 1990, si registrarono in Italia 29500 decessi per tumore del polmone (25000 uomini e 4500 donne, con tassi rispettivamente del 9,1 e dell’1,5 per 10000 residenti). E’ bene precisare che in alcune Regioni del Nord, i tassi erano ancor più elevati rispetto alla media nazionale.
In Puglia, nel 1990, si ebbero oltre 1500 decessi per tumore del polmone (1350 uomini e 150 donne, con tassi rispettivamente del 7 e dello 0,7 per 10.000 residenti). La nostra Regione faceva quindi registrare a suo favore una differenza del 23% in meno tra gli uomini e del 53% in meno tra le donne).
Ma nella provincia di Lecce, sempre nel 1990, si ebbero 368 decessi per tumore del polmone (338 uomini e 30 donne, con tassi rispettivamente del 9,2 e dello 0,8 per 10000 residenti). Il dato era dunque in decisa controtendenza : per gli uomini, il tasso era addirittura superiore a quello nazionale, mentre per le donne era quasi in linea col dato regionale pugliese, ossia minore del 47% rispetto alla media nazionale.
Se si viene quindi ai dati di un ventennio dopo, troviamo che in Italia nel 2011 si sono avuti 33800 decessi per tumore del polmone (25200 tra gli uomini e 8600 tra le donne, con tassi rispettivi dell’8,7 e del 2,8 per 10.000 residenti). La tendenza che sembra delinearsi a livello nazionale è quella di un calo della mortalità nel Nord per i maschi, con aumento invece nel Sud; e di un aumento generalizzato della mortalità tra le donne.
In Puglia, poi, nel 2011 si sono registrati 1865 decessi per tumore del polmone (1543 uomini e 322 donne, con tassi rispettivi del 7,7 e dell’1,5 per 10000 residenti). Rispetto al dato nazionale, le differenze a vantaggio della nostra Regione, mentre si mantengono pressoché inalterate tra le donne (- 47%), sono invece in decisa, sfavorevole, riduzione (solo il 12% in meno) tra gli uomini.
Ma questo dato regionale, in quanto considerato complessivamente e indiscriminatamente, risulta ingannevole e copre la realtà eclatante della provincia di Lecce.
In essa, infatti, nel 2011, si sono verificati 519 decessi per tumore del polmone (429 maschi e 90 donne, con tassi per 10000 residenti, rispettivamente dell’11,1 e del 2,2).
Tra gli uomini, si supera pertanto del 22% la media nazionale (e del 30% quella regionale); tra le donne, il divario, rispetto al dato complessivo italiano, che era del 47% nel 1990, si riduce al 20%, ma essendo anche qui superiore di oltre il 30% rispetto alla media regionale.
Scorrendo anzi i tassi delle varie Regioni italiane, si trova che ormai la provincia di Lecce si colloca, tra gli uomini, in vetta alla classifica della mortalità per tumore del polmone.
Si pensi, per avere un raffronto concreto, che nel 2011, in provincia di Bari si sono avuti 480 decessi per tumore del polmone tra gli uomini, mentre in provincia di Lecce sono stati 429. Ma la provincia di Bari ha una popolazione doppia rispetto a quella di Lecce. Se quest’ultima fosse stata in linea con Bari, avremmo avuto 240 decessi e non 429. Il tasso leccese è dunque quasi il doppio di quello barese.
Ma anche nelle donne il dato desta preoccupazione : a fronte di una popolazione doppia, in provincia di Bari nel 2011 sono decedute per tumore del polmone 108 donne, mentre nella provincia di Lecce 90, con un tasso quindi di poco inferiore al doppio. Rispettando la media del barese, sarebbero decedute 53 donne e non 90.
Questo incremento significativo, in provincia di Lecce, dei tassi di mortalità per tumore del polmone anche tra le donne, è un dato che merita molta attenzione. Fatti salvi ipotetici “fattori protettivi” del sesso femminile nei confronti della neoplasia polmonare, non si può non rilevare la significatività statistica dell’incremento dei tassi che si registrano negli ultimi anni, che sembrano configurare una tendenza costante all’aumento.
E’ un dato, questo, che chiama in causa modificazioni del contesto ambientale e di vita, quali possibili determinanti del fenomeno.
Vogliamo solo aggiungere delle brevi considerazioni su un altro tipo di neoplasia, quello della vescica. Anche in questo caso, storicamente, la provincia di Lecce mostra, tra gli uomini, un tasso di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale e del 20% rispetto a quella regionale.
Si tenga anche presente che il dato di mortalità non “fotografa”, per così dire, compiutamente la realtà del territorio. Oggi, infatti, rispetto a 20-30 anni fa, grazie alle cure più efficaci, si riescono a guarire o almeno a fermare, per un più lungo periodo di tempo, molte forme di neoplasia. Pertanto, l’incidenza (ossia il nuovo numero di casi ogni anno), rispetto al passato, deve essere ancora più alta. Ma per questi dati, occorrerebbe, come detto, uno strumento più accurato, come quello del Registro Tumori.
Diversamente quindi da quanto sta avvenendo nell’Occidente e negli USA, dove già da tempo la mortalità per cancro è in diminuzione, in virtù di scelte non solo di politica sanitaria, ma anche e soprattutto economiche e sociali, nel Sud Italia, e segnatamente nella nostra provincia, si registra invece una pericolosa controtendenza.
Tutta da indagare, per approntare poi, da parte delle Istituzioni e dei cittadini, misure adeguate per fronteggiarla e sconfiggerla, a vantaggio della nostra salute.
venerdì 28 giugno 2013
Ospedale di Gallipoli, l’unico cardiologo è impegnato in un’emergenza. Pazienti in pre-ricovero mandati a casa dopo ore di attesa.
E’ accaduto ieri mattina al reparto day surgery dell’Ospedale Sacro cuore di Gallipoli. Decine di pazienti, come da appuntamento, si sono recati intorno alle 7,30 al quarto piano del nosocomio per effettuare gli esami (principalmente prelievi, elettrocardiogramma, pressione arteriosa) e la visita con l’anestesista, in vista di un intervento chirurgico da eseguire in day hospital.
Arrivano i risultati dei prelievi, ma tardano ad arrivare quelli dell’elettrocardiogramma, senza dei quali non è possibile procedere al colloquio con l’anestesista. Quindi non resta che attendere.
Intanto la caposala ed una infermiera, preposte alla cura del pre-ricovero, fanno sapere che il cardiologo di turno, l’unico in tutto l’ospedale, colui che avrebbe dovuto analizzare l’esame ECG, è stato chiamato ad affrontare un’emergenza e che sarebbe tornato disponibile non appena questa fosse cessata.
Quando si verifica un’emergenza di sicuro c’è solo l’incertezza dei tempi e degli esiti. Così dopo una vana attesa durata per ore, verso le 13,30 la caposala si reca nella sala d’aspetto e invita i pazienti a ritornare il giorno successivo, spiegando la situazione ed esprimendo rincrescimento per il disagio.
La rabbia e il disappunto, per quella che ieri è apparsa come cattiva organizzazione, è palpabile nelle parole e nei volti dei pazienti. «Com’è possibile che in tutto l’ospedale ci sia un solo cardiologo?», «Che succede se ci sono più emergenze in atto? Si sceglie chi viene soccorso e chi no?», «Gli infarti, purtroppo, capitano regolarmente. E se domani c’è un’altra emergenza dobbiamo tornare di nuovo a casa?».
A destare perplessità inoltre sono state anche difficoltà che avevano le due infermiere a gestire tutta la fase del pre-ricovero: preparazione delle cartelle cliniche, compilazione dei documenti, registrazione dei dati personali, prelievo liquidi, elettrocardiogramma, misurazione pressione sanguigna, comunicazioni con i medici ed il resto del personale. Troppo lavoro per due sole persone, che non fa altro che aumentare il rischio di errori e allungare le attese.
Secondo quanto raccontato da alcuni di loro, non è affatto raro che avvengano questi episodi. Sembrerebbe infatti accada con una certa frequenza che i pazienti siano costretti a stare in reparto dalla mattina presto fino al tardo pomeriggio, oppure che siano costretti a ritornare il giorno successivo per completare il pre-ricovero.
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